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Un templare nelle Madonie
Spettacoli e Cultura
di Paola Castiglia
lunedì 1 ottobre 2007
 L’ultimo templare porta un camice da farmacista e abita a Polizzi Generosa. Parla in modo ricercato e quando racconta l’altra faccia della storia si resterebbe ad ascoltarlo per ore. Sì, perché Vincenzo Cannata preferisce la storia dei vinti, quella che a volte manca per concludere il grande racconto del mondo. Nel paese che ha scelto per abitare Cannata ha trovato quello che cercava. Affascinato da sempre dall’altra faccia del razionale e giudice severo dell’Illuminismo – o come lo chiama lui l’età delle luci spente – ha ritrovato in Polizzi la spiritualità che solo i luoghi posti in alto, come Gerusalemme, possono conservare. Un luogo, dice, dove non si arriva, ma si ascende. Per questo il paese conserva l’energia che l’ha reso luogo di culto della dea Naftolia, di Iside e centro di preghiera musulmana, ebraica e templare. Non è un caso, quindi, se a Polizzi esiste la più importante Commenda dell’ordine di Sicilia dopo il Gran Priorato che risiedeva a Messina, cioè la Camera Magistrale, appannaggio del Gran Maestro. Un luogo tutt’ora visitabile, misterico e affascinante. E non sembra un caso se in questo piccolo centro delle Madonie è conservato un lo splendido trittico fiammingo del V an Der Weiden, con personaggi che non occupano posizioni casuali ma sembrano rientrare nel dipinto secondo i posizionamenti della tradizione rosacrociana.
Il dottore non ama parlare di sé, non si lascia fotografare con facilità. Ma se racconta di quando, a soli 17 anni, si calò nella piramide di Keope, o dei suoi viaggi in Terra Santa, o ancora della sua prima comunione dentro la grotta di Lourdes, cambia espressione. Perché al di là della scienza, che ha scelto come paradigma di vita, Vincenzo Cannata ama cercare l’energia che è nelle cose. Per questo ha scelto il palazzo storico del Museo Ambientale Madonita – fondato da lui – per lo spazio sacrale che conserva all’interno, e per la sua piccola cappella, già stata moschea, sinagoga e luogo d’incontro di quanti non accettano le verità preconfezionate.
Se gli si chiede cosa pensa di Dan Brown fa un sorriso. “Dan Brown risponde a un’esigenza del nostro tempo – commenta – quella di alternative alla realtà che ci propinano da quando nasciamo. Il Codice da Vinci è un romanzo che dà risposta a questo desiderio di scelta. I manoscritti che raccontano un’altra storia sono oggi molti più che in passato – e continua - Il Vangelo di Giuda è solo l’ultimo esempio. Ma potremmo citare il Vangelo della Myrhiam di Magdala e gli altri codici di cui ora siamo in possesso”. Una mezza verità lascia il tempo che trova, ma più mezze verità – secondo il dottor Cannata - se trovano riscontro, possono costituire un racconto alternativo di cui è necessario tenere conto. “Ci hanno insegnato che l’America fu scoperta da Colombo – ci dice - Ma non ci raccontano che le carte di navigazione erano del suocero, appartenente all’ordine dei cavalieri templari. Ecco spiegate le rappresentazioni in pietra della cappella di Rosslyn – a 16 chilometri da Edimburgo – dove sono raffigurate nella pietra piante come l’aloe o il mais, anche se ancora la “riscoperta” del continente americano da parte di Colombo era ben lontana dal venire”. Questo perché siamo abituati a tener conto solo della storia raccontata dai vincitori. Ma esiste un’altra storia, e ricordarla significa dare risposta al bisogno di tolleranza che oggi più che mai è presente nel mondo. Non sopportazione, ma accettazione della dignità dell’altro.
Il dottor Cannata è cristiano, ma se gli si chiede se crede nella reincarnazione da una risposta insolita. Per rivivere bisogna aver vissuto. C’è chi vive senza coscienza del sé. Per chi non ha consapevolezza della vita non ha senso guardare le altre vite, perché se anche si vivesse più volte sarebbe come non avere mai vissuto. La tentazione sarebbe di chiedergli della massoneria, dei legami con l’ordine templare, dell’alchimia di Cagliostro e della sua scelta di farmacista. Ma le risposte migliori sono quelle che lasciano possibilità all’immaginario, magari con un eloquente silenzio. Eppure su Cagliostro un inciso si riesce a strapparglielo. “Una figura complessa. Esoterico, affarista e alchimista, rappresenta in sé quel dualismo tra il bene e il male che anche l’effige di Iside, con in mano i due serpenti, raccontava. Cagliostro – secondo Cannata - non ha nascosto il suo lato oscuro. Anzi lo ha irradiato e ne ha preso consapevolezza”.
Ma fuori dal fascino di questi racconti, cosa progetta Cannata per la sua Polizzi? “Continuerò le ricerche farmaceutiche, ma senza dimenticare come la natura ci offra dei rimedi eccezionali, basati sull’alchimia vegetale e riconoscibili nella cura delle alterazioni corporee basata sul principio che il simile cura il simile”. Per questo il progetto di un centro di cura non allopatico, con piante officinali offerte dal territorio madonita. Perché non serve cercare le medicine ayurvediche o tradizionali cinesi. Basta riscoprire la nostra tradizione.
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